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Su Texile: tra geologia e archeologia

Mercoledì, 01 Giugno 2016 08:35

 

Per la varietà di fruttiferi, per le numerose specie di alberi e di erbe che vestono le pendici ed il fondo, per la degradazione dei colori e la loro diversità, per la meravigliosa forza che ha la vegetazione, e dal suolo e dal cielo offresi all'occhio come la delizia di una bellissima e pittoresca prospettiva.” Così Vittorio Angius, nel suo resoconto di viaggio del 1834 descriveva Belvì, piccolo borgo di circa 600 anime appartenente per l’appunto, alla Barbagia di Belvì. Piccolo, ma vitale. Perché Belvì è un paese che apre le porte di casa e, ancora prima di aver varcato l’uscio, ti accoglie a braccia aperte, ti ammalia col suo silenzio incastonato nei ciottolati dove echeggiano i ricordi dei giochi tradizionali dei bambini, ti inebria col profumo di foglie fresche e di terra umida.

Ci sarebbero tante cose da dire su Belvì, Aritzo e dintorni, luoghi dove la bellezza ha posato le sue delicate vesti, ma spesso l’attenzione del passante, che percorre queste strade dirigendosi nel territorio di Aritzo, è rivolta ad una strana formazione calcarea, che sovrasta la valle: Su Texile per i locali, o meglio il Meseddu de Texile.

Chiunque la noterebbe: dolci e morbide vallate interrotte da una insolita prominenza che fa galoppare la fantasia all’istante. Potrebbe essere un nuraghe che in passato, come affermano alcuni studiosi, è stato ricoperto da un’onda anomala? D’altronde l’antica civiltà nuragica che ha abitato la Sardegna non era sprovveduta, sceglieva accuratamente dove posizionare le sue dimore e i suoi luoghi di culto. Cercando informazioni al riguardo emerge che Su Texile è un termine barbaricino di origine preromana indicante un cocuzzolo isolato; il Meseddu invece sarebbe il diminutivo di mesa, parola spagnola di tavola. Secondo Della Marmora Texile deriverebbe da setzile, e quindi sedile.

Quale sia stata la sua importanza religiosa o nella tradizione del luogo, quando lo si osserva da vicino è evidente come Su Texile sia oggi, in questo territorio, uno dei pochi testimoni ancora esistenti dell’antica copertura calcarea giurese risparmiata dall’erosione, nella depressione che orla il margine occidentale del massiccio del Gennargentu, lungo l’asse Tonara-Belvì-Aritzo. Si presenta come un blocco a forma di fungo, dalle pareti verticali a strapiombo e profondamente fessurato, con esemplari di leccio nelle spaccature. La morfologia è tipica anche di altri rilievi della regione circostante, come il Tònneri di Belvì, indicato nella cartografia come Pitzu e’ Pranu, e il Tònneri di Tonara che nell’insieme rappresentano gli avamposti di altopiani calcarei più ampi verso Sud. Su Texile difatti appare fortemente inclinato sul versante della valle del Rio S’Iscara, altro importante elemento naturale che dà il nome alla Valle de S’Iscara facente parte del territorio di Belvì, dal significato ricollegabile alla terra umida e fertile di questa zona.

Il Texile, come gli altri tacchi, ospita una flora prevalentemente calcifila e adattata a condizioni climatiche successive al periodo delle grandi glaciazioni, che contrasta con quella delle valli e dei monti circostanti, dove il bosco è formato da specie caducifoglie, come il castagno. Sono presenti anche endemismi risalenti ad una flora al periodo geologico precedente il nostro, che in questo luogo vi ha trovato rifugio.

Estendendo la ricerca alle zone limitrofe si scopre la presenza di altre emergenze naturali molto interessanti rappresentate da Su Campanili di Gadoni e la grotta di Su Stampu e’Tùrrunu presso Seulo. In località Riu Brebegargius di Gadoni invece si trovano fossili associati a sedimenti depositatisi nei fondali marini del Siluriano.

La posizione del Tacco del Texile ha destato l’attenzione anche dell’uomo preistorico poiché recenti movimenti di terra hanno portato alla luce resti di muri incassati all’interno della depressione naturale, che delimitano un ambiente irregolare dal quale sono stati rinvenuti frammenti ceramici riferibili all’età del bronzo e all’alto e basso impero. Nell’area circostante son state individuate tracce di insediamenti dall’età neolitica a quella nuragica: una tomba di giganti presso il Rio Melanusé e domus de janas intagliate in un masso del Rio su Fruscu. In agro di Belvì sono presenti le domus de janas di Tonitzò e a Baccu’e Forros , mentre una tomba dei giganti si trova a Su Furreddu’e Carraxioni, presso il nuraghe Su Nuraxi Liustra. Va ricordato anche il nuraghe Su Nuracciolu, dove si ha notizia del rinvenimento di una navicella bronzea. Nella località Gidilao, tra Aritzo e Belvì, è stato trovato un tesoretto di monete puniche e sempre presso presso Su Texile monete romane del I e II secolo d. C., attualmente conservate nel Museo G. A. Sanna di Sassari.

Potremmo definire dunque Su Texile un monumento naturale crocevia di geologia e archeologia, su cui apporre una bella ics nella mappa quale meta assolutamente da raggiungere e ammirare nella Barbagia di Belvì.

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