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Il muralismo di Orgosolo

Domenica, 20 Novembre 2016 00:00

 

Visitare Orgosolo, rappresenta una delle cose naturalmente importanti da fare, per chi desidera conoscere la Sardegna, una meta obbligata, se si ha voglia di conoscere bene quest'isola del Mediterraneo, che ha la capacità di offrire  al viaggiatore una gamma di sfumaure che abbraccia aspetti: culturali,  naturalistici, etnografici e gastronomici.
 
 Orgosolo è un curioso borgo dell'interno di circa 4000 abitanti, alle pendici del massiccio montuoso del Supramonte, un luogo ricco di significati simbolici, storici ed etnografici, ed inoltre  custode di un patrimonio ambientale di rilevanza mondiale. Esso da tanto tempo è al centro della nostra programmazione, infatti organizziamo vari tipi di escursioni guidate sia per la visita al centro storico che alle bellissime attrazioni naturalistiche quali: Funtana bona, Monte Novo, Nuraghe Mereu e tanti altri siti.
La cosa che rende Orgosolo un luogo unico è sicuramente il fenomeno artistico del Muralismo. Non è un caso che si sia sviluppato ed abbia trovato energia da queste parti dove  esistono  una molteplicità di avvenimenti storico politici che hanno favorito un terreno fertile, dove potesse  attecchire una forma di espressione: artistica, rivoluzionaria, di forte impatto emotivo e diretta. Una forma di arte che parte dal basso un anelito popolare che si nutre di sentimenti, istinto e vivacità intellettuale.
 
 
I muri di questo borgo autentico ospitano  un patrimonio di oltre 200 opere, le quali esprimono  significati: politici,  denuncia e protesta sociale nei confronti del sistema capitalistico, imperialismo internazionale e condizione di subalternita della Sardegna rispetto alla Italia.
 
Sicuramente un evento chiave e scatenante fu la rivolta popolare anti militare di Pratobello, "sa lotta", essa risale al giungo 69 e si concretizza in un forte atto di protesta non violenta, con occupazione da parte di tutta la popolazione di un vasto altopiano  per impedire che lo stato vi impiantasse un poligono militare. Donne, bambini, uomini e pastori di Orgosolo dopo circa 6 giorni di lotta pacifica, convinsero lo stato italiano a desistere da tale intento ed i numerosi militari ripartirono. In quegli anni lo stato italiano era quasi incapace di controllare e gestire l'entroterra sardo, e secondo alcune inchieste parlamentari, forse molto frettolose e superficiali, si individuavano nella pastorizia la causa principale del banditismo, di conseguenza, a priori, tutte le popolazioni dell'interno venivano dichiarate potenzialmente delinquenziali ed avverse allo stato. Si misero in atto varie azioni fallimentari  di tipo economico tese ad industrializzare una terra a forte vocazione agro pastorale , in quest'ottica, il poligono militare di Pratobello  aveva il palese scopo di  
dissuadere i pastori di Orgosolo  dall'esercizio della pastorizia. Si provò a recintare con rete un luogo fertile ed utile ai pastori , e fu costruito anche uno pseudo villaggio per ospitare chiesa e comando militare con alloggi per soldati, oggi diventato luogo fantasma animato solo dai murales dedicati a quelle giornate, molto significativi e rievocativi.

Nel secondo dopo guerra Orgosolo fu l'oggetto dello studio di vari antropologi, e si sviluppò un filone di pensiero scientifico e culturale che  tendeva a screditare le tesi parlamentari sul banditismo e sull' ostilità dei Barbaricini rispetto al mondo esterno. Esistevano si  forti episodi di banditismo con dati statistici elevati, tuttavia a detta degli studiosi le cause erano moltepolici, ma sicuramente non risolvibili con il metodo della rappresaglia militare. 
Il turista che arriva ad Orgosolo a bordo del comodo bus deve quindi  neccessariamente capire questo quadro storico e culturale per avere il giusto approccio ai suoi murales.  
 
Il muralismo di Orgosolo nasce ufficialmente nel 69, ad opera del gruppo anarchico milanese  Dionisio ,che dipinge su un muro del corso  una cartina con l'Italia ed al posto della Sardegna un grande punto interrogativo e l'icona femminile dell'America, lo scopo era di rappresentare il forte disinteresse e lo scarso impegno della politica italiana rispetto alle aspettative della Sardegna e delle sue campagne e della sudditanza nei confronti dell'America.  Dopo questo esperimento e per celebrare il mito della resistenza, inizia l'epopea artistica di Francesco del Casino, di origini senesi, sposato e residente ad Orgosolo, dove insegnava educazione artistica alle scuole medie. Nella metà degi anni 70 in collaborazione con artisti orgolesi, scuole e anche qualche turista di passaggio, iniziò l'opera di creazione dei murales che in un decennio diventarono oltre 200.  
Per chi giunge ad Orgosolo da Nuoro si manifesta l'incontro con un opera seducente, un grosso masso dipinto che rappresenta il pastore vigile ed attento, un opera d'arte che  nel tempo ha preso il nome dell'indiano. Una volta giunti nel borgo, inoltrandoci per le vie del centro, si entra in una dimensione onirica che attraverso i muri colorati ci porta lungo  percorsi che parlano di rivolta sociale, vicinanza agli oppressi, volti di grandi personaggi importanti, antifascismo.  Il locale diventa globale, la sofferenza locale si fonde con la sofferenza globale. Ecco la rievocazione dei fatti di Pratobello, la contestazione delle servitu militari in Sardegna, l'editto delle chiudende, l'omaggio a Gramsci e Deandrè,  temi ambientali, la teoria razzista dei criminologi positivisti della scuola di Lombroso, e cosi via, fino ad arrivare ai grossi temi internazionali, come la dittatura Cilena, la strage di Guernica, la questione Palestinese, le torri gemelle,il  tutto seguendo  un percorso teso all' impengo civile con un forti richiami etici ed alla speranza neccessaria di mondo migliore.

Un fiume variopinto di figure in perfetto stile cubista, con grossi occhi che scrutano le scoscenze del turista curioso che si specchia in questi muri. Questa à l'arte che parte del basso, ed il fatto che si usino pitture ad acqua presupone una presenza costante della mano dell' uomo che rinfresca i murales ancora attuali  e ne fa di nuovi con temi contingenti. Ancora oggi il muralismo di Orgosolo gode di buona salute, ed è portatore di un originalità artistica di notevole valore  in perenne evoluzione, è nata una nuova generazione di artisti e di coscenze che restaurano i vecchi murales, e ne fanno di nuovi, l'ultimo nato è dedicato al famoso artista sardo Pinuccio Sciola, padre del muralismo di San Sperate, un ridente villaggio agricolo del sud Sardenga. In questa occasione  Francesco del Casino a ripreso i pennelli e si è fatto accompagnare dai suoi eredi artistici, animati dalla bravissima Teresa Podda, la quale oltre realizzare opere sui muri, ama creare i Pedrales, dei poderosi massi colorati con lo stesso stile del murale. Visitare Orgosolo è 
un appuntamento con l'arte sempre attuale, le idee cambiano le società mutano  ed il muralismo segue con occhi vigili queste evoluzioni, mettendone in evidenza le contradizioni.

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