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Il turismo sociale

Giovedì, 19 Gennaio 2017 11:39

 

L'articolo di gennaio lo dedichiamo al Turismo sociale, un settore che ci vede direttamente coinvolti, infatti  da tanti anni Gitebelle collabora con amministrazioni comunali, associazioni e cral d'Italia, organizzando viaggi ed escursioni in Sardegna

Parlare di turismo sociale significa occuparsi di diverse tematiche, diciamo che può diventare un tema complesso, noi cercheremo di praticare una
sintesi e dare all'argomento un taglio leggero di facile comunicabilità, come è nostro solito fare del resto.

Dal punto di vista degli obiettivi potremmo scrivere che il turismo sociale mette in campo un insieme di azioni mirate a consentire il viaggio e le vacanze a determinate fasce sociali "svantaggiate" vincolate da vari ostacoli economici, fisici e culturali ( anziani, diversamente abili, poveri, famiglie con figli,studenti e via dicendo ).

A tale scopo sono nate nel tempo organizzazioni, istituzioni pubbliche, soggetti del non profit ed anche privati.  Tali attori sono  impegnati alla ricerca dell'equità sociale, e si  prefiggono come obiettivo  il compito di eludere gli  ostacoli citati  favorendo la creazione di viaggi e soggiorni "sociali".

La convenzione di Ginevra del 36 sancì per tutti i lavoratori il diritto ad avere un periodo di ferie retribuito, tale principio è presente anche nella Dichiarazione Universale dei Diritti adottata dall'ONU, che rafforza il concetto introducendo il tema della vacanza come diritto conquista per tutti.
Quindi alla base del ragionamento si deve parlare di tempo libero ed equità sociale.
Nei vari processi evolutivi che hanno modellato il turismo sociale,  si è radicata l'idea che il viaggio e la vacanza siamo portatori di molteplici benefici e questo concetto  emerge fortemente  dalla dichiarazione di Montreal nel 1996.

Prima di tutto se ne giova chi compie la vacanza in quanto  ne  riceve un arricchimento culturale ed emotivo molto produttivo anche in termini di autostima.
In secondo luogo c'e la ricaduta economica e culturale a vantaggio del luogo visitato.
La cosa fondamentale è che il viaggio stimola la comprensione tra i popoli dei diversi paesi, suscitando meccanismi di pace.
Ecco perchè trova ampia giustificazione  l'interesse  delle società avanzate per il turismo ed in particolare al concetto di turismo per tutti e quindi sociale.

Emerge in maniera prevalente l'esigenza di un etica del turismo sociale,  che punta ad
ad un approccio sostenibile con la  vacanza nei confronti del beneficiario e della meta turistica. Esistono fondati motivi per credere che ci possano essere impatti negativi del turismo nei luoghi visitati, ed ecco che le organizzazioni internazionali fanno propri principi di eticità e sostenibilità per eliminare tali agenti, operando sia sulla domanda che sull'offerta turistica.
Negli anni 60 nasce il BITS (International Bureau of Social Tourism) che si occupa di dare una credibilità istituzionale alla materia in oggetto, nel 2010 diventa OITS organizzazione mondiale del turismo sociale.

Quindi  ricapitolando possiamo affermare di aver individuato alcuni punti salienti  che rendono chiaro il concetto di Turismo sociale
• l'obiettivo di rendere la pratica turistica accessibile a numero di persone più ampio rispetto a quello concesso dai semplici meccanismi del mercato; 
• gli scopi etici, culturali, ambientali del viaggio, che devono tradursi in pratiche turistiche sostenibili, se non proprio positive, nei confronti della comunità ospitante; 
• la natura non-profit delle organizzazione impegnate nello sviluppo di questa forma di turismo.

Il primo esempio di turismo sociale può essere fatto risalire agli inizi del 900, con la creazione delle colonie per bambini e studenti,
in seguito sarà il fascismo a creare una  vera e propria struttura di assistenza sociale che comprendeva anche l'organizzazione del tempo libero dei lavoratori, nascono colonie balneari e montane accompagnate da colonie per bambini, nasce anche il treno sociale, il tutto in collaborazione con il Touring Club  e la Federazione italiana escursionisti.

 L'apparato statale odierno cura ancora l'organizzazione del tempo libero delle citate fasce sociali, diversi istituti previdenziali organizzano soggiorni termali e climatici, i servizi sociali comunali coordinano  gite e vacanze per terza età e bambini e diversamente abili. 
Parallelamente ai soggetti istituzionali del settore pubblico si sono affermati degli operatori privati  e del mondo del no profit, essi svolgono attività a favore dei loro associati. Spesso tali associazioni private sono talmente attive nel promuovere ed organizzare che la legislazione è dovuta intervenire per regolare alcune dinamiche interne dei tali gruppi.

 Nella prima fase della sua esistenza il turismo sociale viene praticato direttamente nelle strutture ricettive ad esso collegato, colonie ostelli case per ferie di proprietà diretta dell'ente organizzatore. Giova sottolineare che nel tempo,  le organizzazioni e sopratutto i cral hanno  anno fatto in modo di recepire le istanze degli utenti, scegliendo così strutture tipiche del turismo privato, hotel  resorts villaggi turistici, tutto questo rappresenta un notevole vantaggio per le località turistiche, soprattutto in virtù del fatto che tali strutture vengono occupate nei periodi di spalla, a ridosso dell'alta stagione, magari anche per usufruire di trattamenti economici convenienti.

 

Piccolo cronologia del turismo sociale.
1936 – si parla per la prima volta di turismo sociale con l’ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro)
1948 – nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani  si riconosce che “ognuno ha il diritto al riposo e allo svago, compresa una ragionevole limitazione delle ore di lavoro e vacanze periodiche in convenzione".

Il turismo sociale sinonimo di solidarietà e sostegno alle classi meno abbienti
Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, grazie anche alle sovvenzioni per la ricostruzione delle infrastrutture e per il sostegno alle famiglie, il turismo sociale viene identificato con le attività turistiche promosse da associazioni senza scopo di lucro, movimenti, comitati, sindacati che operano a favore dei ceti popolari.

Il turismo sociale ottiene il riconoscimento internazionale
1956 – si svolge a Berna il Primo Congresso Internazionale del Turismo Sociale
1963 – nel corso del IV Congresso Internazionale di Turismo Sociale nasce il BITS (International Bureau of Social Tourism) per volontà di Arthur Haulot, che ne assicura la promozione e la diffusione a livello internazionale
1996 – viene adottata la Dichiarazione di Montreal che riconosce il turismo sociale come:

  • Creatore di società
  • Fattore di crescita economica
  • Attore dell’assetto territoriale e dello sviluppo locale
  • Partner per programmi di sviluppo mondiale

1999 – l’Organizzazione Mondiale del Turismo adotta il “Codice Etico Mondiale per il Turismo” che sottolinea le potenzialità del turismo in termini di socializzazione, incontro ed amicizia tra i popoli e le culture, comprensione universale e rispetto reciproco
2006 - il Comitato Economico e Sociale Europeo esprime un parere sul turismo sociale identificandolo con quelle attività turistiche che realmente assicurano alla persona il pieno esercizio del diritto alla vacanza nel rispetto dei valori di sostenibilità, accessibilità e solidarietà”
2006 – viene adottato l’Addendum di Aubagne ad integrazione della Dichiarazione di Montreal “verso un turismo basato sullo sviluppo e sulla solidarietà”
2010 -  il BITS diventa OITS “Organizzazione Internazionale di Turismo Sociale”


 

 

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